L’efficienza nel tempo dei dispositivi di apertura si può mantenere solamente con un’accurata manutenzione e con una misura periodica delle forze effettivamente necessarie a sbloccare le porte installate su vie di esodo.

La manutenzione periodica dei dispositivi di apertura deve essere effettuata secondo le indicazioni del costruttore, in ottemperanza alle indicazioni riportate nell’Allegato C, delle norme UNI EN 179 e UNI EN 1125, che si riporta di seguito per semplicità di consultazione:

Appendice C. Istruzioni per la manutenzione

dispositivi di apertura - 2“Le informazioni seguenti devono essere le informazioni minime che accompagnano il prodotto. Per garantire prestazioni in conformità al presente documento, dovrebbero essere effettuati i seguenti controlli di manutenzione ordinaria ad intervalli non maggiori di un mese (o del periodo raccomandato dal produttore).

– Ispezionare ed azionare il dispositivo per le uscite antipanico per assicurare che tutti i componenti siano in condizioni di funzionamento soddisfacenti.

– Utilizzando un dinamometro misurare e registrare le forze di azionamento per aprire il dispositivo di uscita.

– Assicurare che la(e) controbocchetta(e) non sia(siano) ostruita(e).

– Verificare che il dispositivo per le uscite antipanico sia lubrificato in conformità alle istruzioni del produttore.

– Verificare che non siano stati aggiunti dispositivi di bloccaggio aggiuntivi alla porta dalla sua installazione originale.

– Verificare periodicamente che tutti i componenti del sistema siano ancora corretti in conformità all’elenco dei componenti certificati originariamente, forniti con il sistema.

– Verificare periodicamente che l’elemento di azionamento sia serrato correttamente e, utilizzando un dinamometro, misurare le forze di azionamento per aprire il dispositivo di uscita.

– Verificare che forze di azionamento non siano cambiate significativamente dalle forze di azionamento registrate al momento dell’installazione originale”.

Valori delle forze di apertura

dispositivi di apertura - porta su via di esodo con ostacoli

Non bisogna dimenticare che le porte su vie d’esodo, benché costruite con rispondenza alle norme, non potranno mai svolgere correttamente la loro funzione se sulla via d’esodo cui sono destinate vengono posti ostacoli che impediscono il corretto flusso delle persone. Qui sono evidenti gli ostacoli!

I valori di queste forze sono indicati nel paragrafo 4.2.2 delle norme UNI EN 179 e UNI EN 1125, rispettivamente per maniglie di emergenza e maniglioni antipanico.

I valori rilevati durante le misure effettuate in fase di manutenzione devono ovviamente rientrare in quelli indicati nelle sopra citate norme. Nel caso di rilevamento di valori superiori a quelli massimi consentiti sarà necessario, non solo verificare che tutte le parti meccaniche siano adeguatamente lubrificate e correttamente fissate (assenza di giochi o di interferenze eccessive tra le aste verticali e le controbocchette) ma, soprattutto nel caso di porte esistenti verificare anche che:

  • la scelta del tipo di dispositivo installato sia stata fatta secondo le indicazioni delle norme UNI EN 179 oppure UNI EN 1125, secondo il caso;
  • l’installazione dei dispositivi di apertura sia stata eseguita secondo le indicazioni del costruttore.

Non sono rari i casi in cui si rilevano porte normali trasformate in porte su vie d’esodo sulle quali sono stati installati dispositivi di apertura non idonei ad essere utilizzati su quel tipo di porta. (Esempio: peso e/o dimensione della porta non compatibili con le caratteristiche del dispositivo di apertura installato).

In alcuni di questi casi si potrebbero infatti rilevare valori delle forze di apertura molto superiori a quelli consentiti dalle norme.

Si ricorda che, una porta esistente prima che la sua destinazione fosse definita come uscita d’esodo, non può essere riutilizzata con la semplice installazione di un dispositivo di apertura sicura, ma deve essere sostituita con una porta interamente realizzata in Sistema 1.

Un’importante distinzione

Dispositivi di apertura - Porta senza maniglione

Non dovrebbe mai essere raggiunto un livello di rischio tale da compromettere, la sicurezza dei lavoratori. Qui è stato eliminato addirittura il maniglione!

Mi è capitato spesso di rilevare una certa confusione, anche tra gli operatori del settore, nella definizione di uscita di emergenza, identificandola come relativa a una porta dotata di maniglione antipanico.

Voglio allora approfittare di questo spazio dedicato al tema della sicurezza per fare un po’ di chiarezza sull’argomento.

Le tipologie di uscita sono ben identificate dalle norme più volte citate in queste pagine:

La norma UNI EN 1125 definisce testualmente:

“Dispositivi per le uscite antipanico azionati mediante una barra orizzontale per l’utilizzo sulle vie di esodo. Requisiti e metodi di prova”

La norma UNI EN 179 definisce testualmente:

“Dispositivi per uscite di emergenza azionati mediante maniglia a leva o piastra a spinta per l’utilizzo sulle vie di fuga. Requisiti e metodi di prova”

Entrambi questi dispositivi di apertura si installano su porte destinate su vie d’esodo per garantire la sicurezza delle persone quindi, relativamente alle uscite il termine generalizzabile è sicuramente sicurezza e non emergenza.

Tutte le uscite su vie d’esodo sono uscite di sicurezza e, di queste uscite, alcune potranno essere antipanico (presenza sulla porta di maniglione a spinta), mentre altre potranno essere di emergenza (presenza sulla porta di maniglia a leva o piastra).

Come chiaramente indicato nelle rispettive norme, esiste un’altra importante distinzione degna di essere portata all’attenzione:

  • Apertura antipanico. Per azionare l’apertura del dispositivo non è necessaria la sua preventiva conoscenza (basta spingere).
  • Apertura d’emergenza. Per azionare l’apertura del dispositivo può anche essere richiesta la sua preventiva conoscenza (esempio apertura verso l’interno; è quindi ammesso che, per aprire la porta, si possa anche tirare anziché spingere).

Si osserva quindi che, per quanto riguarda le norme, il termine “emergenza” assume un valore qualitativamente inferiore al termine “antipanico”, mentre entrambi sono ricompresi nella classificazione delle uscite di sicurezza.

Articolo pubblicato da “Nuova Finestra” n.386 – dicembre 2012

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